Home Terra

La tradizione salentina è terra... terra che si vede nella cucina, nei suoi sapori forti, decisi, ma naturali, legati alla più semplice natura, alla fertilità della terra...la terra che da sempre è stata fonte di sostentamento dei nostri antenati, con i suoi elementi poveri, quali ortaggi e verdure di vario genere, formaggi, pesce e quasi assenza di carne.


In effetti la cultura culinaria è l'espressione del vivere contadino che i nostri antenati ci hanno tramandato.


Largo spazio quindi alla pasta fatta in casa , orecchiette, cavatelli, "minchiareddhi", sagne, condite con sugo di pomodoro e verdure come la rapa. Legumi cucinati per ore in cocci di terracotta ("pignate"), al fuoco del camino.

Ruolo importante ricoprono i sottoli di peperone, melanzane, lampascioni, zucchine, olive condite e le conserve di pomodoro, peperone amaro e dolce che sono di contorno alla carne e alla "frisella" (pagnotta di pane biscottato divisa a metà).

 

Il pesce, pescato fresco dai nostri mari, si consuma soprattutto fritto, buonissime sono le cernie al forno o il polpo in pignata, nelle sagre e nelle feste locali è facile trovare lo "scapece", che sono dei piccolissimi pesci (argentini) disposti su di un letto di pane grattugiato condito con aceto e zafferano.

Il clima del Salento caldo e umido non permette la preparazione di insaccati, mentre i formaggi, tipicamente pecorini, sono consumati perlopiù freschi.

I principali prodotti del Salento sono: l'uva e l'olivo.


 


 

 

In autunno, tra i "filari" dei vigneti, splendono pesanti grappoli neri o dorati da cui si ricavano vini notíssimi quali il Lacrima di Gallipoli, il Parosani e gli Asprigni del Capo di Santa Maria di Leuca, il Salento di Copertino, e poi le Malvasie, i Moscati, gli Aleatici.

 

Pure assai vaste sono le piantagioni di tabacco. Questa pianta imponente dalla foglia larga fu fonte di ricchezza e sostentamento per tante famiglie di contadini; oggi di essa non c’è quasi più traccia. Eppure un tempo, questa coltivazione impiegava numerose persone e non c’era un angolo di paese in cui non si vedevano i lunghi "tilaretti" con appese a seccare le foglie di tabacco.
Attorno al tabacco tutto era un fermento di attività: donne nei campi che staccavano le foglie, donne che scaricavano le ceste piene zeppe nei cortili, donne che con lunghi aghi infilavano le foglie insomma, erano le donne ad essere solitamente legate a questa attività e spesso anche i bambini. Era estate quando si lavorava il tabacco e il sole salentino ardeva le campagne e la pelle dei nostri nonni. Ben poco si poteva pensare alla frescura del mare dato il tanto lavoro da farsi in campagna: raccolta, spigolatura, mietitura ecc…

 

Notevole, lungo la costa del Salento, è l'attività peschereccia, che trova il suo centro principale in Gallipoli, sullo Ionio.

 

Fra i prodotti minerari vanno ricordate le sorgenti salso-sulfuree che alimentano le Terme di Santa Cesarea e la celebre pietra leccese, tenero càlcare con cui gli architetti e gli scultori salentini hanno creato i capolavori del Barocco Leccese.

 

Le industrie, nel Salento, sono poche e tutte collegate alla produzione agricola. Troviamo, quindi, in ogni centro importante della provincia stabilimenti vinicoli, distillerie, oleifici ed a Lecce, una delle più grandi e moderne manifatture di tabacchi.


Fra le industrie artigianali del Salento, ricordiamo quella della cartapesta, assai fiorente a Lecce con la produzione di statue religiose, di giocattoli modellati da valenti artigiani che hanno ereditato la maestria degli intagliatori della pietra leccese; e ancora, i prodotti della ceramica rustica, la lavorazione del giunco e dei tessuti casalinghi, i preziosi ricami e i ferri battuti di Maglie.