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Sole, mare, vento...elementi centrali della terra salentina.

 

Arrivati nel Salento, non si può non farsi accarezzare dal vento, coccolarsi dal sole, farsi trasportare dal profumo dei sapori e dalla bellezza del paesaggio.
Natura, lembo di terra sospeso tra due mari...clima mite, colori, il blu del mare, indescrivibile...


La costa salentina, le sue spiagge, gli incantevoli fondali della costa jonica e di quella tra Otranto e Santa Maria di Leuca, diventano poesia tra il racconto di questa terra...


Paesaggi vari, diversi...le coste rocciose di Santa Cesarea Terme si contrappongono alle celebri grotte di Castro Marina, per passare alla Grotta Romanelli, uno tra i più importati siti preistorici italiani fino ad arrivare alla stupenda e di unica bellezza Grotta Zinzulusa, la "perla delle grotte", il cui nome deriva dal termine dialettale "zinzuli", ovvero stracci, con cui i pescatori chiamavano per similitudine le sue bellissime stalattiti e stalagmiti.


Nel paesaggio salentino non si possono non ammirare gli ulivi...prìncipi della terra, imponenti nel suolo salentino, maestosi, parte della tradizione e del lavoro nei campi di tanti salentini per i quali l'agricoltura è stata l'unica fonte di sostentamento.

 

Ulivi giganteschi, di almeno duemila anni, stupiscono il turista, ognuno da ritrarre come un vero e proprio complesso architettonico, che nasconde "di tanto in tanto una masseria bianca", in cui hanno dominato gli editti federiciani.

Percorrendo quei campi sotto il chiarore della luna, si pensa "a qualcosa di soprannaturale, di mistico". Suggestivi giochi di luce nell'uliveto, a sera, col chiarore della luna fanno pensare a streghe e spiriti nascosti tra caverne, resti di antiche mura, grotte, tombe e negli stessi tronchi degli ulivi, un tempo rifugio di briganti; ed  il passato rivive nell'immaginazione: nella grande stanza a volta della masseria, i contadini siedono su panche di pietra intorno ai rami d'ulivo accesi sul gran rialzo di pietra, mangiando la povera "polenta di fave bollite", per dare poi il via alla tipica danza salentina, "e fu lì ballata la «Pizzica-pizzica» con tutto lo slancio, e la grazia abituale in quelle garbate popolazioni".

Un insolito parco letterario si allestisce intorno al sistema ulivo, che nell'area della Cupa si dipana, rispettando l'antica rete viaria della centuriazione romana e narra lo stratificarsi di culture diverse: i Messapi, la colonizzazione ellenica e i Romani, periodo in cui Lupiae (Lecce) è da Ottaviano destinata a oscurare la fama di Brindisi. Si consolida il prestigio di un territorio fertile con un clima favorevole allo sviluppo olivicolo, basato su una variegata struttura geologica, data la prevalente presenza di argilla e la facile reperibilità di calcare tufaceo e di calcare argillo-magnesifero, la pietra leccese (in dialetto salentino leccisu).

Un prezioso gioiello naturale, una roccia calcarea appartenente al gruppo delle calcareniti marmose e risalente al periodo miocenico. È una tipica formazione rocciosa della regione salentina, nota soprattutto per la sua plasmabilità e facilità di lavorazione. La pietra leccese affiora naturalmente dal terreno e si ricava dal sottosuolo in enormi cave a cielo aperto, profonde fino a cinquanta metri e diffuse su tutto il territorio salentino, in particolare nei comuni di Lecce, Corigliano d'Otranto, Melpignano, Maglie e Cursi.

Il leccisu viene ricavato in forma di parallelepipedi di varia dimensione; l'estrazione è facile, in quanto è di semplice incisione. Durezza e resistenza alla pietra, una volta estratta, crescono con il passare del tempo, e nella consolidazione la pietra assume una tonalità di colore ambrato simile a quella del miele.

La pietra leccese si ritrova nell'arte barocca, esempi significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli e i rosoni che decorano molti palazzi e chiese di Lecce, come ad esempio il Palazzo dei Celestini e l'adiacente Chiesa di Santa Croce, la Chiesa di Santa Chiara e il Duomo.